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Nella inusuale ma ridente e ospitale Casa "Martelli" sono esposti fino alla fine di settembre i collages di Loris Sandrucci, forse l' artista figlinese più atipico ma proprio per questo interessante e degno di attenzione critica. Ex operaio, ex artigiano nonché pasticciere, Sandrucci ha praticato per decenni la manualità e i materiali di ogni genere ( la pelle, il vetro, la plastica...), grazie all' esperienza dura ma educativa dell' apprendistato, della bottega e della fabbrica, attraversando tutti gli anni "formidabili" del dopoguerra, della crescita, del boom e infine della crisi. Anni di cui il Valdarno figlinese, con il suo patrimonio di piccole e medie imprese che non hanno niente da invidiare a quelle del più celebre e decantato Nord-Est, potrebbe essere oggetto di uno studio specifico ed illuminante.
Bisogna conoscere il quadro storico-economico e non solo antropologico, per capire a fondo l' arte di Loris Sandrucci e non fermarsi quindi a una lettura banalizzante che lo cataloghi come naif o, peggio ancora, illustratore di letteratura per l' infanzia. Innanzitutto, la capacità di utilizzare ed assemblare i materiali di scarto delle tipografie cittadine raggiunge in lui un livello di elevata abilità e professionalità, una vera e propria tekné ( altro che dilettantismo), che lo colloca a pieno diritto nel solco dell' arte della decorazione che proprio in Toscana ha avuto in passato esponenti illustri ( i fratelli Chini di Borgo San Lorenzo, giusto per fare un esempio a tutti noto). E poi, ciò che veramente ci stupisce e ci incanta è la modalità di raffigurare (ma si potrebbe dire anche raccontare) la Storia contemporanea attraverso l' ottica visionaria e surreale della favola, del mito letterario, della satira e finanche del fumetto.
Lo ripeto, quella di Loris Sandrucci non è un' operazione di facile lettura, nonostante l'apparenza e i titoli delle sue opere siano a volte fin troppo espliciti ma al tempo stesso ingannevoli. Dietro e dentro di lui ancora scorre la vena sotterranea mai esauritasi delle avanguardie del primo Novecento, dal Dada al Futurismo, con tutta la loro dissacrante e rivoluzionaria energia: guardate quel piccolo capolavoro che è "Il cardinale". Ma se i Futuristi inneggiavano alla guerra come "sola igiene del mondo", Sandrucci, che da bambino ha visto e sentito cadere le bombe alleate sulla ferrovia che passa per Figline, dal canto suo ne evidenzia la terribile potenza distruttiva. Eppure il linguaggio visivo conciso, scattante, geometrico, bidimensionale, antirinascimentale e antimetafisco è lo stesso: penso a Depero innanzitutto, ma anche a quel cubo-futurismo della Russia sovietica che invitava il "fascista" Marinetti, padre ideatore dello straordinario movimento italiano, a tenere conferenze nella patria di Lenin e lo acclamava come il vate dell' arte del XX secolo.
Su tutta questa storia di rivoluzioni, guerre e tragedie che hanno devastato il secolo passato (storia che Sandrucci conosce benissimo e rappresenta con lucidità disincantata), l' artista ha però steso come una sorta di schermo o di filtro protettivo letterario-popolare: il suo topos per eccellenza è quello di Pinocchio che , in compagnia di un gatto e una volpe armati di mitra, ci mostra con il paradosso la natura devastante della violenza. Così come in "Clown Kamikaze" e nella "Santa guerrigliera" l'evidenza dell' ossimoro ci proietta in un mondo dove i miti sono stati definitivamente capovolti, e nel quale non c'è più spazio per l' ideologia o per la fede. E la sua Maria è inginocchiata dinanzi alla culla vuota in un poetico quanto disperato e nichilistico ritratto in "Madonna senza bambino".
Sandrucci ha mascherato le sue opere con lo stile dell' illustrazione e della vignetta, rendendole apparentemente fruibili e leggiadre, ma in realtà ha mostrato che il Novecento, con tutti i suoi terribili strascichi che ancora stiamo vivendo, è stato veramente il secolo che ha spazzato via le ideologie rivelandone la intrinseca natura di oppressione e di morte. L' Annunciazione è allora "laica" perché incapace sia di indicare l ' avvento del Redentore, quanto di affermare l' impossibile utopia di una società di uguali.
Il mondo contemporaneo che Loris Sandrucci ci consegna rassomiglia a un luna-park situato a metà strada tra il paese dei Balocchi collodiani e la Springfield psichedelica dei Simpson, dove uomini, bambini, macchine e animali si confondono e si scontrano come atomi gettati nella pura casualità e nella confusione mediatica del villaggio globale. Qui davvero si vede che la Storia (nel senso di evoluzione e di progresso che l' illuminismo prima e il marxismo poi avevano tanto esaltato) è ormai finita, andata in pezzi, sbriciolata come il celebre Muro.
Roberto Riviello
responsabile settore cultura - Pdl Figline
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